Giuramenti e popolazione nel Duecento. Lo studio di Enrica Salvadori sull’alleanza tra Pisa, Siena, Poggiobonizio e Pistoia del 1228
Storia negata: la Francigena e il ruolo di Poggiobonizio nell’ascesa di Firenze;
Sul ruolo dell’Abbazia di Marturi nella riscoperta del Diritto Giustinianeo: il Placito di Marturi, Pepone, la rinascita del Diritto e la nascita delle università;
Sul concetto di ‘castello’ e di ‘città’ nel medioevo; Poggiobonizio, città imperiale di Federico II: Il concetto di città dal medioevo all’epoca moderna;
Sulla cinta urbana: Mura urbane: crescita e sviluppo delle città medievali in Toscana tra XIII e XIV secolo;
Sulle fonti pubbliche: Poggiobonizio e le città toscane tra XII e XIII secolo: Le fonti pubbliche a confronto;
Sulle chiese urbane di Poggiobonizio: Poggiobonizio e le città medievali della Valdelsa: le chiese urbane;
Sull’edilizia civile: Poggiobonizio e le città toscane del medioevo: l’edilizia civile;
Sulla demografia e le corporazioni dei mestieri: Poggiobonizio e le città della Valdelsa nel medioevo: la demografia e i mestieri;
Su Corrado dei marchesi del Monferrato, signore di Poggiobonizio, cesare dell’impero d’Oriente e re di Gerusalemme;
L’eresia medievale: Patarini e Catari in Toscana
Su Guido di Montfort e la presa di Poggiobonizio;
Su Arrigo VII e la fondazione di Poggio Imperiale: L’epopea italiana di Arrigo VII e la fine dell’utopia ghibellina;
Gli ebrei della Valdelsa nella Toscana tra medioevo e rinascimento
Enrica Salvatori nel suo volume sulla popolazione pisana nel Duecento [1] ha pubblicato i risultati della sua decisiva ricerca su un genere di documenti - i giuramenti collettivi - finora piuttosto trascurati dalla storiografia. Lo studio prende avvio da un documento del 1198 in cui oltre cinquencento cittadini fiorentini, abitanti in Porta S. Pancrazio, giurarono di attenersi ai patti della lega antiimperiale stipulata tra le città di Toscana, la Societas Tuscie. (L’11 novembre 1197, nella dieta di San Genesio, Firenze con l’appoggio del cardinale Pandolfo, legato pontificio in Toscana, getta le basi della Lega Toscana alla quale partecipano Lucca Siena, Prato, S. Miniato e Volterra; la lega stabiliva che si addivenisse a una pace duratura tra i membri, obbligava a riconsegnare alla chiesa i domini usurpati dall’imperatore ed a non concludere alcun trattato con lo stesso; le città si impegnavano inoltre a convincere ad aderire anche le città di Pisa, Pistoia e Poggibonsi, che appunto da quest’anno vede storicamente riconosciuta la propria indipendenza - L’Antichi [2] riporta che ‘questo comune meritava di certo tale riconoscimento ufficiale: munitissimo ed in posizione strategica rilevante, aveva aumentata la sua popolazione fino a raggiungere in quel lasso di tempo i 14.700 abitanti. E tanto per avere un’idea della densità di questo borgo basta pensare che Milano superava di poco i 150.000 abitanti, Pisa ne contava 40.000, Orvieto 7.500, Montalcino 3.500‘. Il dato, esagerato e carente di note di riferimento, appare però privo di riscontro anche per le altre città citate. Il testo del giuramento della Lega Guelfa, sebbene parziale, è tuttavia la più antica testimonianza per ora ritrovata di un giuramento collettivo prestato da un’intera cittadinanza ed espresso individualmente, a maggiore garanzia e a ratificazione di un accordo intercittadino. Il documento, che riporta ordinatamente i 519 nomi dei giurati è un testo mutilo, che presuppone l’esistenza di altre liste similari, oggi perdute, recanti i nomi di tutti gli altri fiorentini che non abitavano in S. Pancrazio e che tuttavia giurarono come i loro concittadini. Diversi altri elenchi simili, che appartengono principalmente alla prima metà del Duecento e che comunque non oltrepassano mai la fine del secolo, si sono conservati per gli anni successivi, custoditi in genere nei libri iurium dei comuni dell’Italia centro-settentrionale. Da un primo e ancora incompleto censimento di queste fonti, oltre ai 5.566 Alessandrini che nel 1206 giurarono il rispetto degli impegni presi con il pontefice e le liste di 5 guaite veronesi del 1279, si trovano gli elenchi di Bologna, Chiusi, Milano, Padova, Pisa, Pistoia, Poggibonsi, San Gimignano, Verona, Vicenza e Volterra.
L’ approfondimento di Enrica Salvadori sul singolo caso del giuramento dei Pisani alla pace con Siena, Pistoia e Poggibonsi del 1228, in funzione di una alleanza antifiorentina, conservato entro il registro del Caleffo Vecchio dell’Archivio di Stato di Siena, cc.178v-189v, ha infatti portato alla luce importanti questioni sul significato e validità delle testimonianze conservate ed ha quindi reso necessari i confronti con il diplomatico di altri comuni dell’Italia medievale e l’analisi dei numerosissimi documenti di pace e alleanza che contraddistinsero la storia delle città tra XII e XIII secolo. Per il giuramento del 1228, delle tre liste di nominativi che dovevano legittimare la pace, Siena sembra aver conservato solo quella della popolazione pisana, stipulata dal podestà Ubaldo Visconti. Tra gli accordi presi, che prevedevano il mutuo soccorso in caso di attacco fiorentino, vi è espresso l’impegno al giuramento degli stessi da parte di ogni membro delle comunità alleate compreso tra i venti e i settant’anni. Il documento, distribuito su 23 pagine pergamenacee scritte nel verso e nel recto su tre colonne da un’unica mano è un elenco preciso e ordinato di 4300 nominativi divisi in 82 gruppi, di cui 78 relativi alle cappelle cittadine, che a Pisa a quella data costituivano circoscrizione civile e religiosa insieme. Tutti i personaggi sono di sesso maschile e sono indicati dal nome proprio spesso seguito dal patronimico, dal cognome o soprannome, oppure dalla professione esercitata. L’istituto antichissimo del giuramento ha nel Medioevo un ruolo determinante anche nella stipulazione di trattati intercittadini. Al giuramento si ricorse fin dall’inizio per regolamentare i rapporti tra i neonati organismi comunali, per sancire patti di collaborazione commerciale o alleanza militare tra città legate da interessi economici e strategie politiche convergenti. Malvisti dall’autorità imperiale perchè di fatto fortemente lesivi del suo potere, questi accordi contenevano in genere la clausola salva fidelitate imperatoris, che tutelava le città dal punto di vista strettamente formale, facendo rientrare il libero accordo giurato tra le parti all’interno del più grande obbligo di fedeltà verso l’impero. Nonostante la diversità rilevate nel contenuto dei patti e le numerose differenze formali che si possono riscontrare, i primi accordi intercittadini che si sono conservati presentano alcune caratteristiche comuni che li contraddistinguono molto chiaramente. Innanzitutto il contenuto specifico dell’accordo è sempre preceduto dalla promessa dell’aiuto reciproco, letteralmente di salvare et adiuvare gli uomini della città alleata. Si tratta di un impegno che rende immediatamente palese come i primi consoli e gli esperti di diritto che li affiancavano nel redigere il testo si ispirassero al giuramento di fedeltà di stampo feudale. Inoltre se di fatto il giuramento veniva pronunciato dai consoli, esigeva quasi sempre la ratifica dell’intera popolazione. Il patto del 1228 è interessante perché attribuisce il diritto a esprimere il giuramento anche a coloro che risedevano negli insediamenti sorti fuori delle mura altomedievali e sulla opposta sponda dell’Arno, ossia gli abitanti di Fuoriporta e di Chinzica. Inoltre si assegna proprio all’assemblea generale dei cittadini, a cui partecipano appunto anche gli abitanti dei borghi, il diritto/dovere di dare piena garanzia all’accordo: “iuratum in comuni colloquio, toto populo pisano acclamante, per Timinum Timini regis Africe filium, publicum preconem Pisane civitatis, splendidissime ad vocem totius populi”. Negli accordi successivi il legame tra giuramento dei ai patti intercittadini e lo juramentum sequimenti dovuto al console o al podestà viene spesso espressamente indicato. La concordia tra Lodi e Milano del 1198 doveva essere giurata da tutti i maschi adulti di entrambe le città, qui consueverant facere sacramenta civitatum. Per quanto si generalizzi nel XIII secolo l’uso di richiedere il giuramento di tutti i maschi adulti, questo porta effettivamente alla redazione di liste solo in casi particolari e rari, in proporzione alla quantità degli accordi stipulati. I termini della questione cambiano radicalmente quando a giurare è l’intera cittadinanza e quando le “liste” reciprocamente scambiate dalle città sono, almeno ufficialmente, comprensive della totalità dei maschi cittadini adulti. In questo caso il giuramento è prestato, almeno sulla carta, da tutti gli uomini atti a portare le armi, ossia da coloro che abbiano superato i 15/20 anni e non abbiano ancora compiuto i 60/70: omnes homines nostre civitatis a .XV. annis supra et a .LX. infra suprascriptum sacramentum iurare faciemus bona fide et sine fraude. I limiti d’età variano a seconda del luogo e del contesto: quello inferiore è, ad esempio, di 15 anni a Bologna e Modena, [3] di 18 a Poggibonsi [4] e a Cremona; [5] nella medesima città la vecchiaia si raggiunge a 60 anni (ivi), mentre a Parma la soglia si varca ai 70. [6] Per quel che riguarda Poggiobonizio, se non ci è pervenuta la lista dei cittadini Bonizzesi del patto con Pisa, Siena e Pistoia del 1228, per l’anno 1221 sono invece attestati 1558 cittadini Bonizzesi in grado di giurare i patti di lega con Siena, mentre un quinquennio più tardi, nel giuramento del 1226 i cittadini in grado di giurare salgono a 1695, con evidente incremento della popolazione attiva, segnatamente evidenziata nell’arco di un lustro, dall’incremento dei ben 137 individui adulti maschi in grado di prestar giuramento. Il patto evidenzia altri dati sulla provenienza della popolazione: in particolare 53 capifamiglia erano originari delle località circostanti: Bibbiano, Bolsano, Casaglia, Galognano, Gavignano, Luco, Orneto, Papaiano, Castiglioni, Cerna, Cinciano, Foci, Galliano, Lecchi, Ormanni, Piandicampi, Staggia, Vizzano, Stoppio, Talciona.
Il processo attrattivo innescato dalla scelta di fondare il primitivo castello, mostra ulteriori sviluppi di accrescimento, attirando popolazione seppure in tono minore da nord-nord est nei 20 capofamiglia provenienti dal Chianti senese e fiorentino: Albola, La Leccia, Lucardo, Cintoia, Selvole, Castellina, Olena, Panzano, Radda, Monti, Montegrossi, Ricavo, Vignale; e 3 capofamiglia da sud : Sovicille e Strove.
Inoltre le opportunità create dall’ampia possibilità di mercato e commercio fecero arrivare anche popolazione da nuclei urbani più distanti: Ancona, Arezzo, Benevento, Bologna, Firenze, Foligno, Grosseto, Lucca, Milano, Montalcino, Orvieto, Perugia, San Miniato, Semifonte, Siena, Volterra.
Lo sviluppo della realtà urbana di Poggio Bonizio mostra in questi anni un’economia articolata, che al cambio e alla mercatura affianca l’agricoltura e l’artigianato, con mestieri organizzati in corporazioni.
Sono citati il consul fabrorum, il consul calzolariorum, il consul mercatorum, il consul pizzicariolorum, il consul cambiatorum e una gamma di attività molto articolata.
Nel 1221 sono documentati il faber (9 casi), il medicus (3 casi), il
mungnaius (6 casi), il calzolarius (3 casi), il tavernaius (3 casi), il pignolaius (3 casi), il sartor (2 casi), il clavarius (2 casi), lo iogulator, il frenarius (2 casi), il piczicaiolus, il magister (6 casi), il barberius (2 casi), il notarius (5 casi), lo iudex, il palliaius (2 casi), il porcarius, il battelana, il fornarius, lo specialis, l’olearius, lo scudaius.
Per il 1226 si conoscono il magister (43 casi), il medicus (7 casi), il tavernarius (6 casi), il faber (15 casi), lo iudex (3 casi), il notarius (10 casi), il mugnarius (21 casi), il piczicaiolus (3 casi), il ferrator (2 casi), il pectinaiolus, il pellicciarius (2 casi), il fornarius, il pignolarius (3 casi), il sellarius (2 casi), il pegoloctus (2 casi), lo spetialis, lo scudarius (2 casi), il calzolarius (2 casi), il chiavarius, il bovarius.
- E. Salvatori, La popolazione pisana nel Duecento -dal patto di alleanza di Pisa con Siena, Pistoia e Poggibonsi del 1228- Pisa, GISEM ETS, 1994. ↩
- Cfr.: Antichi, Poggibonsi, p. 13. ↩
- Muratori, Antiquitates, cit., diss. 49TM, coll. ↩
- Il Caleffo Vecchio, cit., n. 168. ↩
- F. Gualazzini, Studi di legislazione statutaria cremonese, in “Bollettino Storico Cremonese”, 1932, pp. 65 e 155. ↩
- Muratori, Antiquitates, cit., coll. 347-348. ↩